l 7 e 8 maggio l'Institute of Constructivist Psychology ha ospitato il terzo Teacher's Meeting promosso dall'European Constructivist Training Network (ECTN), di cui la nostra Scuola fa parte. Vi hanno partecipato tredici fra didatti e co-didatti provenienti dall’Italia, dall’Inghilterra e dalla Serbia. Il tema ispiratore del meeting "Experiences and Innovations in Constructivist Teaching" ha sortito due giornate intense, vissute lungo il filo di alcune domande-guida, tra cui:

  •     Cosa abbiamo recentemente appreso come docenti?
  •     Quanto i nostri corsi riflettono innovazione e sperimentazione nei metodi, nei contenuti e negli stili didattici?
  •     Come potremmo caratterizzare i nostri attuali punti di forza e le opportunità future, sia individualmente che come network? Come progredire ed elaborare ulteriormente questi aspetti positivi?
  •     Di cosa necessitano le nostre aree di sviluppo? Come possiamo supportarci reciprocamente nella crescita delle rispettive scuole e come network europeo?

Seguire il percorso di questi interrogativi, nel tentativo di esplorare assieme la nostra esperienza di formatori costruttivisti, non è stato un compito facile; come non è mai semplice – ma talvolta doveroso - rimettersi in discussione. Il meeting è stato, dunque, un invito alla riflessività, molto esperienziale e assai poco ‘accademico’. Ne è emerso un ventaglio di stili e prospettive, una pluralità che si è manifestata, fin da subito, nella sua duplice veste di ricchezza e di sfida. E’ apparso chiaro, infatti, che non esiste un solo criterio, né tantomeno una prassi migliore in assoluto, per essere didatti costruttivisti. Al contrario, parafrasando Miller Mair, potremmo metaforicamente parlare di una "Community of Selves-as-Teacher" che esprime, allo stesso tempo, il nostro modo personale di fare questo mestiere e l’insieme dei metodi e delle pratiche delle scuole che compongono il network. Una comunità coerente, tuttavia, con una serie di assunti costruttivisti, fra i quali l’idea che insegnare non è travasare una conoscenza in un allievo, ma fare qualcosa con lui. Il che rende la didattica un processo tutt’altro che lineare, sospeso, come ogni narrazione, fra il dire e l’ascoltare, l’insegnare e l’apprendere. Così come capita ogniqualvolta si intraprende un viaggio: questo non è mai esattamente rettilineo come la rotta tracciata alla partenza.  Analogamente, non è stata una geometrica linea retta quella del meeting, ma un percorso accidentato quanto affascinante, un pellegrinaggio nei nostri personali pellegrinaggi professionali. Abbiamo attraversato paesaggi diversi, esplorando i presupposti e le implicazioni del nostro ruolo di formatori, interrogandoci sulle possibilità e sui vincoli che ‘incarniamo’ come didatti, e sulle situazioni in cui rischiamo di non essere più “strategicamente orientati” (Guidano, 1991) per i nostri studenti.

Abbiamo, infine, riflettuto sulla situazione delle nostre scuole e del costruttivismo in generale alla luce del contesto culturale europeo e internazionale. Ne è emerso che incrementare gli scambi per confrontarsi e condividere le diverse esperienze didattiche è il primo, necessario passo affinché il costruttivismo e la PCP testimonino ancora a lungo della loro ricchezza e fertilità.

Se c’è una sintesi di questi due bellissimi giorni vissuti a fianco a fianco con colleghi di tre diverse nazioni, questa potrebbe essere che non puoi invitare nessuno (tantomeno un allievo), a fare un viaggio se tu per primo (il didatta) non sei disposto a viaggiare.

 

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